Influencer? a patto che siano coerenti con il brand!

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Influencer? a patto che siano coerenti con il brand!

Se non vi è stata proposta almeno una volta la collaborazione con un influencer fate parte di un risicato 1% della popolazione mondiale (al pari di chi vince la lotteria, e sono certo che preferireste essere parte di quella statistica…)! Eh sì, perchè ormai esistono influencer per qualunque ambito, e sono tutti pronti ad offrire i proprio contatti per un adeguato corrispettivo.

Ma ha senso investire su di un influencer? o esistono degli ambiti per i quali l’investimento equivale ad uno spreco? quali sono le aziende che beneficiano della collaborazione con un influencer? e sotto quale aspetto?

Se considerate che le previsioni dicono che circa 1 miliardo di dollari verrà investito dalle aziende in influencer marketing il trend è bello che definito!

Il punto quindi non è quello di capire se un influencer possa farci comodo, quanto definire:

  • quale influencer desideriamo
  • perchè proprio quell’influencer
  • cosa ci aspettiamo dal suo operare

Ormai le aziende sono consapevoli dell’importanza del branding, al punto che al loro interno hanno creato un dipartimento di marketing al fine di poter comunicare in maniera coerente quelli che sono i loro valori.

Un influencer deve essere coerente con quelli che sono i valori che l’azienda sta trasmettendo e, allo stesso tempo, deve essere credibile.

Scegliere l’influencer giusto

Siamo abituati a pensare ad un influencer come ad una persona unica, identificabile e facilmente riconoscibile.

Un esempio? Giusto per restare in ambito italiano pensiamo a:

  • Chiara Ferragni = Influencer (con 17,1 milioni di follower)

una vera imprenditrice in grado di monetizzare il proprio tempo (ed i propri post).

Nelle statistiche di hopperhq (hopperhq.com) la Ferragni appare come la prima italiana per numero di follower al 29° posto della classifica di Instagram a livello mondiale! La conseguenza è che se dovessimo investire per avere un suo post sul nostro prodotto raggiungeremmo potenzialmente 17 milioni di follower. Ottimo. Considerato che un post costa solo $19.500 con meno di 20mila euro avremmo coperto un quarto della popolazione italiana.

Numeri alla mano: un investimento. Libri contabili alla mano: un dramma!

Abbiamo considerato di utilizzare il post di Chiara Ferragni perchè ha il numero maggiore di follower, ma non vuol dire che questi siano in linea con le nostre esigenze o che sposino la nostra filosofia.

Scegliere l’influencer vuol dire stabilire a priori cosa si vuol trasmettere e a chi (il nostro pubblico), quali sono i risultati che desideriamo ottenere e verificare che l’influencer sia adatto ai nostri scopi!

I risultati che ci aspettiamo

Tutti, nessuno escluso, si aspettano dei risultati dalle proprie azioni.

Cosa ci aspettiamo una volta che abbiamo scelto un influencer? Quali sono i risultati che la sua attività dovrebbe portarci? più di quelli che possiamo prevedere!

Se abbiamo fatto le cose con calma, bene e con una giusta analisi preliminare ci dovremo aspettare dei risultati coerenti con la strategia. Dal momento che parliamo di un’attività di influencer marketing è verosimile che i nostri KPI saranno relativi a:

  • numero di visualizzazioni del post
  • numero di commenti
  • aumento dei follower sulla nostra pagina di brand (o di prodotto)
  • incremento delle visite sul sito aziendale (o di prodotto)
  • eventuale aumento delle vendite

Questi sono tutti i parametri che probabilmente ci aspettiamo di vedere affiorare nell’analisi dell’attività. Parametri e statistiche che ci saranno stati forniti sotto forma di report da parte dell’ufficio marketing del nostro influencer, basati sullo storico e sulle attività simili svolte in passato.

I risultati che non ci aspettavamo

Eh sì! Benvenuti nel mondo reale. Dove secondo la legge di Murphy “se qualcosa può andar male lo farà“.

Per quanto possiamo aver previsto tante variabili ne resta una che – nonostante ne siamo consapevoli – non possiamo controllare: l’influencer stesso!

L’influencer è una persona, e di conseguenza soggetta ad errori, attacchi (i famosi haters) e “incidenti di percorso” che si riflettono tanto sulla sua immagine quanto su quella dei prodotti che sponsorizza

Mettiamoci d’accordo: non è nulla di diverso da un qualsiasi testimonial di un tempo. Anche in quel caso si decideva di legare il proprio brand ad un personaggio così da trarne beneficio (di visibilità, nelle vendite ecc.) ed accettandone allo stesso tempo i rischi.

Quindi chi sceglie un influencer per le proprie attività di comunicazione lo deve fare tenendo ben presenti i benefici ed i rischi cui va incontro!

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