il Pastore Svizzero Bianco

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è un cane da pastore forte, robusto, rustico e mansueto che assomiglia al Pastore Tedesco di 100 anni fa

Esistono amanti incondizionati di una razza, che rappresentano delle vere e proprie enciclopedie viventi.

Noi ci siamo trovati a parlare con uno di loro, Paolo Delfini, proprietario dell’allevamento “Della Corte Dei Delfini Bianchi” il quale ci ha dato uno scorcio della storia del Pastore Svizzero Bianco.

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Da quanto tempo alleva questa razza?

L’ho scoperta a fine 2001. Ho acquistato il mio soggetto a fine 2003 e ho iniziato ad allevarla nel 2006.

Tra tante razze come mai ha scelto di allevare proprio il Pastore Svizzero Bianco?

Sino al 2003 ho frequentato con la mia femmina di Pastore Tedesco nero-focata di nome “Lea” una Scuola di Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Carabinieri in provincia di Brescia.

Ricordo che nell’Aprile 2002 al termine di uno dei nostri abituali show cinofili domenicali nelle varie Piazze d’Italia (dove eravamo ospitati da associazioni locali e dove davamo dimostrazione delle abilità conseguite dei nostri beniamini..), mi si accostò un signore di mezza età e mi disse che possedeva un esemplare della “variante bianca” del Pastore Tedesco.

Rimasi incredulo e sorpreso di fronte a tale affermazione in quanto, sino a quel momento, non pensavo che potessero esistere Pastori Tedeschi di colore bianco. E quindi dal quell’istante iniziai a ricercare (on-line) foto, documenti, allevatori di questa Razza che all’epoca era ancora riconosciuta in via provvisoria dalla FCI come “Pastore Bianco Americano-Canadese”.

E sempre alla fine del 2002 venni a conoscenza del nuovo Riconoscimento Internazionale FCI (anche se ancora a “titolo provvisorio” con durata decennale..) con la nuova denominazione PASTORE SVIZZERO BIANCO.

Infine nella primavera del 2003 vidi per la prima volta (dal vivo) i Pastori Svizzeri Bianchi all’Expo Internazionale di Losanna e fu un “amore a prima vista”… Era davvero il cane che avevo sempre idealizzato e sognato!!

In Dicembre dello stesso anno (2003) acquistai in Germania il mio primo cucciolo di Pastore Bianco a pelo corto di nome MAJESTICS QUICK BARON figlio della femmina MISSIE GOLD APACHE JUNCTION (importata dall'Arizona) e da MAJESTICS NAVAJO SCOUT (un maschio molto “tosto” dal punto di vista caratteriale, con una parte di sangue proveniente da linee Inglesi). Subito dopo acquistai in Francia la sua futura compagna di nome VICKY STAR ed inizia un percorso espositivo con questa coppia di soggetti .

Notai immediatamente che quando si inizia con una Razza rara, praticamente non presente nel nostro Paese, neo-riconosciuta dalla FCI e spesso sconosciuta anche dai Giudici e dagli addetti ai lavori la faccenda si fa davvero complicata!!

Una Razza che veniva registrata sul LIR per 4 generazioni, che non poteva ambire al Campionato Internazionale sino al 2012 , che non poteva ambire neppure al Campionato Italiano (perché per 4 generazioni si trattava di "LIR di Razza Straniera"..).

Una Razza che quando passeggiavi per strada ti chiedevano se era un albino, se era un cane modificato geneticamente o se era un Samoiedo a pelo corto.

Ad un certo punto realizzai che dovevo assolutamente impegnarmi, nel mio piccolo, per restituire valore e dignità a questi splendidi soggetti.

La prima cosa da fare, oltre a diffondere ordinatamente INFORMAZIONI e CULTURA validate sulla Razza, era quella di selezionare nella maniera migliore i possessori di questo cane. Il Pastore Svizzero Bianco non doveva diventare un fenomeno di moda passeggero, ma doveva essere prima di tutto conosciuto ed apprezzato!!

Ci sarebbe dispiaciuto vedere questi soggetti abbandonati o ad affollare i canili municipali !!! I prossimi anni saranno, infatti, fondamentali per lo sviluppo della Razza e soltanto le linee esenti da difetti genetici e da malattie invalidanti dovranno essere preservate e sviluppate con criterio allo scopo di garantire la salute psico-fisica di questi splendidi soggetti.

Insieme ad altri appassionati di buona volontà ci siamo dati delle regole di allevamento strette e senza compromessi. Questo voleva dire portare avanti seriamente questa Razza e questo nostro progetto.

Quando i miei soggetti divennero adulti effettuai i controlli ufficiali per le malattie genetiche (scheletriche..) e non resistetti alla tentazione di farli accoppiare. Nacquero degli splendidi cucciolotti bianchi candidi che andarono letteralmente "a ruba". E da quel momento ebbe inizio la mia avventura in questo mondo affascinante.

Insomma: un lavoro di ricerca prima e marketing dopo

Se per marketing intendiamo promuovere la conoscenza tutto questo ha una valenza positiva ed anch’io credo di essermi impegnato nel marketing e nella promozione di questa Razza.

Qui non dovevamo solo fare cuccioli (tanto per fare..) pensando unicamente al nostro business con la vendita degli stessi. Ci attendeva una mission più impegnativa dove oltre alla selezione dei riproduttori e degli acquirenti dei nostri soggetti (per una diffusione ordinata della Razza) , dovevamo impegnarci sin dall'inizio per creare soggetti sempre più equilibrati all'interno di corpi sempre più armonici e in salute.. Questo era e resta l’obiettivo primario dei veri amatori della Razza!

Preso dall’entusiasmo intorno a questo "TEDESCO divenuto YANKEE e poi ritornato EUROPEO per forza di cose" iniziai a recuperare molto materiale fotografico (previo permesso dei titolari) a tradurre e a rielaborare, nei ritagli di tempo, molto materiale sulle linee di sangue, sulle origini, sullo standard, sulla salute psico-fisica di questi soggetti. E le soddisfazioni personali che trassi da questa ricerca superarono ampiamente le incombenze e mi si aprì un vero e proprio mondo sino a quel momento sconosciuto.

Erano molto interessanti, soprattutto, gli aspetti storici e filologici.

Contro cosa vi siete scontrati?

E’ incredibile pensare quanto possa aver "pesato" l’ignoranza, l’arroganza e l’egoismo umano nel boicottaggio internazionale di questa splendida Razza, che rischiò di scomparire per sempre.

E proprio perché si partiva da questa palese ingiustizia, come spesso accade nelle vicende della vita, dove i divieti e le prevaricazioni provocano sovente l'effetto opposto rispetto ai propositi di partenza, decisi di impegnarmi personalmente per dare il mio personale contributo a questa causa.

Mentre invece?

Questo cane deriva dal ceppo dei grandi cani bianchi da pastore dell’Europa Centrale, antichissima stirpe di GUARDIANI e di CONDUTTORI del gregge.

Quando si selezionò il Pastore Tedesco si utilizzarono anche questi soggetti. Ci risulta, infatti, che il nonno materno del capostipite dei moderni Pastori Tedeschi (Horand Von Grafrath) era un Pastore Bianco (Greif Sparwasser) nato a Francoforte nel 1879.

Horand essendo stato inizialmente utilizzato in consanguineità stretta, produsse molti soggetti bianchi nelle sue linee di discendenza.

Come mai non preso piede?

La borghesia tedesca di quegli anni idealizzava un cane scuro con orecchie erette e con un aspetto esteriore simile al lupo, il quale (anche per il colore scuro del mantello) doveva incutere timore e rispetto.

E qui ebbe inizio una vera e propria ODISSEA per quei soggetti sfortunatamente nati bianchi nel colore del manto, che vennero soppressi alla nascita o nascosti in qualche box lontano da sguardi indiscreti.

E spesso e volentieri si sterilizzarono tutti quei riproduttori che davano il BIANCO nelle loro linee di discendenza.

Questa variante venne però allevata e selezionata per oltre mezzo secolo in USA e in CANADA, anche se non venne mai riconosciuta come Razza a sé stante, ma venne penalizzata e registrata come "variante difettosa" del Pastore Tedesco (con conseguente divieto di allevamento e di partecipazione alle Esposizioni Canine organizzate dalla AKC e dalla CKC.)

Quindi dall'Europa all'America. Poi che successe?

Negli anni 60 i primi soggetti americani ritornarono in Europa (come degli esuli politici) e trovarono in Svizzera un ambiente particolarmente accogliente e favorevole verso questa novità, tant’è che vennero registrati all’appendice del Libro Genealogico Svizzero, alla stregua di una nuova Razza canina.

E ben presto i loro discendenti si diffusero in tutta Europa.

Quanto ci volle perchè venisse riconosciuta la razza?

Nella primavera del 2001 la FCI decise di avviare l’iter per l’Ufficializzazione della Razza e l’Ente Cinofilo Svizzero venne incaricato per la redazione del dossier contenente i dati fisico-anatomici e caratteriali del più ampio numero di soggetti (64) appartenenti a 8 diverse linee di sanque.

E qui inizio un eccellente lavoro di cooperazione internazionale e di team-work per recuperare questi dati e per depositarli alla FCI.

Alla fine, nel Dicembre 2002 la Razza venne riconosciuta a livello internazionale come "PASTORE SVIZZERO BIANCO"

- perché in Svizzera questi soggetti vennero registrati da più vecchia data

- perché in fondo, dopo quasi un secolo di selezione autonoma e separata non si trattava più semplicemente di un P.T. dal manto bianco, ma si trattava effettivamente di una vera e propria Razza canina con pesi, misure, proporzioni ed angolazioni differenti rispetto al moderno Pastore Tedesco.

Sempre alla fine del 2002, spinto dalla curiosità (quando arrivò la notizia della nuova Razza FCI con la denominazione SVIZZERO BIANCO), recuperai altri documenti storici sugli ultimi interessantissimi 30 anni prima del Riconoscimento.

A partire dagli anni 70 ci fu molto fervore e molta passione in Europa intorno a questo cane e fu davvero l’esempio di un team-work internazionale costruttivo ed armonioso che portò alla lunga maratona europea per la definitiva consacrazione della Razza.

La F.C.I. fece formale richiesta di questo database alla Svizzera. Iniziò allora una fervente fase di contatti e di collaborazione tra tutti i principali Club Europei del Pastore Bianco al fine di recuperare i dati richiesti dalla FCI. Il 1° Club Tedesco del Pastore Bianco ancora dissidente dal VDH-FCI fondato dal Sig. Martin Faustmann, dalla Sig.ra Mainart e da altri, disponeva del più importante database aggiornato e numeroso. (con i dati di oltre 20.000 soggetti).

In Germania, infatti, la presenza e l’influenza della S.V. (Società di Razza del Pastore Tedesco) all’interno del “VDH”, ostacolò sin dall’esordio l’attività degli appassionati del Pastore Bianco. Nella patria del Pastore Tedesco vi è stata l'assoluta necessità (da subito...) di fondare una super-organizzazione per continuare a sopravvivere! E dunque gli appassionati Tedeschi del Pastore Bianco si organizzarono nella maniera migliore e portarono avanti la Razza, sin dall'inizio, con regole di allevamento strette e senza compromessi, monitorando da subito le malattie genetiche, anche per non lasciare nulla di intentato e/o di suscettibile di critiche o di accuse (i loro concorrenti NON AVREBBERO DESIDERATO ALTRO DI MEGLIO!!!)

Questo Gruppo di Allevatori (ancor oggi dissidente dal VDH per posizioni intellettuali divergenti) accettò di collaborare con gli altri CLUBS per la stesura di questo dossier. La ricerca vera e propria venne eseguita dalla Segretaria di questo Club insieme ad altre appassionate di buona volontà, le quali per settimane intere lavorano su questo enorme database di Pastori Bianchi per recuperare e rielaborare i dati richiesti dalla FCI. Ovvero i dati genaologici , le caratteristiche fisico-anatomiche-strutturali e caratteriali, nonché i risultati del monitoraggio delle principali malattie a trasmissione genetica di 8 linee di sanque distinte (EUROPEE ed AMERICANE) con tutti i 64 ANTENATI BIANCHI in 4° generazione. (“64 Whites Ancestors”)

Ecco gli 8 WHITE ANCESTORS che vennero scelti per le loro caratteristiche e la loro genealogia.

Linea di sangue 1:
Lobo White Burch, nato il 5-3-1966
Allevatore Sig.ri I. H. Vancleave (USA),
Proprietario Sig.ra Agatha Burch.(Svizzera)

Linea di sangue 2: Cindy von Ronanke, nata il 5-07-1982. Allevatore Martin Faustmann (Germania) Proprietario Axel Stommel (Germania)

Linea di sangue 3: Biene vom Wolfsgehege, nata il 10-10-1983. Allevatore e Proprietario Erika Meinert (Germania)

Linea di sangue 4: Mona Kirby von Ronanke, nata il 4-05-1985. Allevatore Martin Faustmann (Germania) Proprietario Italo Drube (Germania)

Linea di sangue 5: Wayn Condor von Ronanke, nato il 28-05-1987
Allevatore Martin Faustmann (Germania) Proprietario Pia e Dieter Modl (Austria)

Linea di sangue 6: Basko of the White Stars, nato il 28-07-87 Allevatore Agelika Pleh (Germania)
Proprietario Birgit Stoll (Germania)

Linea di sangue 7: Hoofprint Ocan, nato il 06-10-1987.
Allevatore Joanne Chanyi (Canada)
Proprietario Anja e Henk Timmermans (Olanda)

Linea di sangue 8: Panther vom Wolfsblut, nato il 11-02-1989. Allevatore e Proprietario Walter Gembus (Germania)

Dall’attenta analisi, misurazione e descrizione di questi 8 soggetti e dei loro 64 antenati bianchi scaturì lo STANDARD 347

Materiale che poi venne consegnato alla Federazione Cinofila Internazionale tramite il Club Svizzero del Pastore Bianco GWS associato al Kennel Club Svizzero SKG…che si prese i meriti per un lavoro “certosino” svolto dai colleghi Tedeschi…

Che succede dopo?

Ad un certo punto realizzai che dovevo assolutamente impegnarmi, nel mio piccolo, per restituire valore e dignità a questi splendidi soggetti.

Addirittura ho letto su uno dei tanti "Comunicati della FCI" che molti nostalgici e "benpensanti" della S.V. (il Club di Razza Internazionale che tutela il Pastore Tedesco) durante uno degli ultimi incontri FCI propedeutici al Riconoscimento del Pastore Svizzero Bianco, che si svolse a Ginevra, abbandonarono per protesta la Sala Convegni quando venne pronunciata la parola "SCHAEFERHUNDE" riferita al Pastore Bianco, poiché, secondo loro, questo termine (che significa letteralmente “cane da pecora”) apparteneva solo e soltanto al Pastore Tedesco, come una sorta di copyright.

In un "situazione tesa e rovente" come questa, a mio parere, l'aver ottenuto il Riconoscimento della Razza (come Razza distinta..) ha rappresentato una grande vittoria.

Di sicuro NON VI SAREBBERO STATE ALTRE STRADE PERCORRIBILI !! E gli sforzi durati decine di anni si conclusero con questo importante e magnifico risultato grazie a tutti coloro che si sono effettivamente impegnati e hanno offerto, senza alcun tornaconto personale, il loro contributo per questa causa

E’ QUESTO IL DATO IMPORTANTE CHE EMERGE DA TUTTA QUESTA FACCENDA ed è proprio dall’’esempio di questi appassionati che, anch'io, decisi di allevare questa splendida Razza e di difenderla dagli attacchi minacciosi dei nemici.

Quali sono le caratteristiche salienti del Pastore Svizzero Bianco?

il Pastore Svizzero Bianco è considerato un cane di taglia media, di tipo mediolineo (o mesomorfo), le cui proporzioni importanti sono paragonabili ad un rettangolo leggermente allungato.
Il maschio ha un'altezza al garrese compresa tra 58 e 66 cm ed un peso che oscilla tra i 30 e i 40 Kg.
Le femmine hanno un'altezza compresa tra i 56 e i 61 cm ed un peso tra i 25 e i 35 kg.
Essendo una Razza riconosciuta solo di recente da parte della Federazione Cinofila Internazionale, qualche cm in più o in meno o qualche KG in più o in meno sono comunque ammessi.

Lo Standard 347, infatti, per quanto riguarda il pelo prevede 2 tipologie dello stesso, ovvero un pelo di una lunghezza MEDIA , in gergo chiamato anche CORTO (sempre però provvisto di folto "sotto pelo" e mai troppo corto/raso....tipo Dobermann... un po' più lungo sul collo e sulla coda dove forma il cosiddetto "pennello"..) e un pelo di LUNGHEZZA maggiore (pelo LUNGO) , provvisto di meno "sotto pelo" e quindi meno resistente alle basse temperature, mai però troppo lungo o cadente (tipo il pelo del Pastore Bergamasco o del Terranova).

C'è anche da sottolineare che, per un effetto naturale rifrangente, i cani con il pelo di colore bianco soffrono meno il caldo rispetto ai cani con il mantello di colore scuro. Inoltre il pelo dei ns. Pastori Bianchi è formato da una particolare tessitura vitrea che lo rende "auto-pulente". Ovvero anche se il cane si sporca di fango, quando il fango è asciutto è sufficiente una spazzolata energica per farlo ritornare BIANCO CANDIDO.

Qual’è l’ambiente ideale per un Pastore Svizzero Bianco?

E’ indubbio che uno spazio sufficientemente ampio ed un clima temperato-freddo sarebbe la soluzione ideale per un cane di queste caratteristiche.

Noi abbiamo diversi soggetti che vivono tranquillamente anche in appartamento (a Milano, Torino, Genova, Palermo, Roma, Firenze, Napoli. ect. ect). L’importante è prendersi la briga di accompagnarlo tutti i giorni a fare una passeggiata oppure portarlo al Parco a fare una bella corsa e a socializzare con i suoi simili oppure con cadenza bi o tri settimanale a portarlo a svolgere un’attività sportiva o un attività utile.

All’inizio della convivenza sarebbe necessario e maggiormente educativo riservare al cane (e solo a lui..) una porzione delimitata di spazio, ma vorrei essere più preciso su questo punto. Spesso abbiamo notato che il cucciolo quando arriva a casa, appena arrivato, gli viene messo a disposizione uno spazio troppo grande.

Dalla nostra esperienza, lasciare libero il cucciolo per tutta la casa o per tutto il giardino non è educativo. Certamente il cucciolo pattuglierà il territorio perché per lui è nuovo, ma un grande territorio sarà per lui fonte di grande stress psicologico. Una stanza è più che sufficiente per "iniziare" il cucciolo alla nuova vita, alle nuove regole e al nuovo ordinamento igienico e sociale. E già questo nuovo ambiente rappresenterà una "pressione" sufficiente per mettere a dura prova la psicologia del cucciolo che si sta formando; cerchiamo quindi di limitare le novità non necessarie.

A volte faccio fatica a farlo comprendere ai nuovi proprietari....ma sono le regole e le modalità con cui vengono fatte rispettare che educano.

La regola principale per la corretta crescita psicologica e caratteriale del cucciolo è quella che dice: "Quando le ns. mani, i ns. occhi, la ns. attenzione o la ns. intenzione non può essere dedicate al cucciolo, il cucciolo dovrebbe essere limitato nella sua esplorazione del territorio". E quindi di notte (dove non abbiamo la possibilità di essere sempre concentrati sul cane..) il cucciolo andrebbe messo nella gabbietta per dormire. Inizialmente potrebbe ribellarsi e/o potrebbe risultare una procedura “barbara”, ma è di fondamentale importanza abituare il cane a restare nella sua gabbia.

Il motivo è presto spiegato; in natura il cucciolo non è libero di andare ad esplorare il territorio dove vuole. La loro vita e la loro libertà sono gestite dagli adulti che decidono quando è ora di uscire, quando è il momento di mangiare, quando è ora di riposare e quando di giocare. Il tempo di mangiare, ad esempio, è quando gli adulti ritornano dalla caccia. Il tempo di giocare è quando gli adulti sono disponibili a condividere o ad avere il tempo per osservare le escursioni dei cuccioli.

Quando gli adulti partono per la caccia, gli anziani o i gregari assegnati per la sorveglianza dei cuccioli limitano la libertà dei cuccioli alla sola tana. E naturalmente questo divieto viene accettato dai cuccioli che apprezzano il senso di sicurezza che la tana offre loro (tana = sicurezza = sopravvivenza).

E’ per questa ragione che è importante decidere un primo luogo limitato, come una stanza, una cucina ad esempio, e sarà in questo primo luogo che posizioneremo la cuccia o il box (GABBIETTA) per dormire.

La scoperta di ambienti e di relazioni nuove dovrebbe sempre avvenire con gradualità e sempre sotto il nostro controllo.

Che impegno si prende chi acquista un Pastore Svizzero Bianco?

Un impegno non da poco, specialmente quando il cane è cucciolo ed è necessario farlo socializzare correttamente.

Il Pastore Bianco Svizzero tende ad esprimere l’eventuale insicurezza come paura... piuttosto che come rabbia, come irruenza o come aggressività .

Per quanto riguarda l'atteggiamento del cane verso gli estranei o verso i propri simili è necessario contestualizzare maggiormente la situazione.

Esempio:
- come si comporta un pastore bianco poco socializzato con un estraneo o con altri suoi simili che non conosce?
Risposta:
- sicuramente non sarebbe a proprio agio e sarebbe necessario più tempo affinché comprenda che quell'essere umano o che quei cani non hanno nessuna intenzione malvagia nei suoi confronti.

Oppure:
- come si comporta un pastore bianco ben socializzato con un estraneo o con i suoi simili che non conosce?
Risposta:
- sarebbe sicuramente a proprio agio perché non ha alcun tipo di riserva verso i suoi simili ed inoltre ha un innato senso di devozione e di accondiscendenza per l'essere umano (in generale..).

E se a questo senso innato tipico dei cani da pastore conduttori del gregge (dote naturale) aggiungiamo un'imprinting iniziale ottimale, per lui l'essere umano è e sarà sempre una presenza gradita perché fonte di sopravvivenza (cibo, riparo, carezze e altro...)

Il cane impara quasi subito a fare ciò che desideriamo, a patto che venga premiato quando ciò avviene. E' SUFFICIENTE DIRGLI "BRAVO" e PREMIARLO quando il suo comportamento sarà quello desiderato. Ed è altrettanto sufficiente pronunciare un "NO SECCO" ad alta voce per fargli comprendere che quel tipo di atteggiamento NON è desiderato dal suo leader.

Mediamente il Pastore Svizzero Bianco è considerata una Razza molto addestrabile e che può fare di tutto, dal cane guida per i non-vedenti, al cane da Protezione Civile al cane brevettato da Utilità e Difesa, per arrivare al cane da AGILITY, da FLYBALL e da competizione sportiva.

Noi, ad esempio, facciamo ascoltare ai cuccioli appena nati, un CD-ROM di una famosa Comportamentalista Tedesca contenente 83 tipi di rumore differente.
Il cucciolo ha una grandissima capacità di apprendimento e di osservazione, ed è proprio in questo periodo che è necessario dimostrarsi particolarmente sensibili e vigilanti. Deve socializzare il più possibile e deve essere stimolato con la giusta cautela.

In questa fase, in pratica, bisogna insegnare loro che è NORMALE tutta una serie di situazioni normali.

Dal contatto con altri animali, al contatto umano, al contatto con una cassetta di attrezzi o con un giocattolo, al fiuto di diversi tipi di odore piuttosto che al sentire diversi tipi di suono o di rumore. Lo stesso scoppio di un petardo potrebbe risultare un rumore famigliare senza dover scappare via e senza divenire, per questo, troppo nervosi o troppo timorosi.

Socializzare un cucciolo non è altro che un processo espositivo del cucciolo (a piccole dosi..) a tutta una serie di situazioni normali che potrebbero incontrare più tardi nel corso della loro vita.
Si otterranno sempre risultati migliori con l’incoraggiamento piuttosto che con la coercizione e bisogna evitare di punirlo con percosse fisiche. Il cambio del tono della voce sarà più che sufficiente per far comprendere al cane che ha sbagliato o che sta per commettere un imprudenza. Bisogna sintonizzarsi con lui, comprendere i suoi segnali e il suo stato d’animo e dargli fiducia. Inoltre bisogna iniziare sin dalla più tenera età a fargli scoprire GRADUALMENTE situazioni, ambienti, animali e persone differenti.

Il maschio è un po' più testardo e di norma è necessario un polso un pochino più energico..in particolare quando, dopo l'anno di età, tende a "confrontarsi" con altri maschi di qualsiasi Razza che incontra sul suo cammino, specialmente se ha già montato qualche femmina. Poi anche qui bisogna fare delle distinzioni.

Vi sono maschi in questa razza (specialmente peli medio-corti) iper reattivi con "sangue caliente" e con molta tempra e molto temperamento...che assomigliano quasi a dei Pastori Belga Malinois, che sono sempre in cerca di nuovi stimoli.

Questi soggetti pur essendo dei giocherelloni cronici e pur non riuscendo a star fermi un attimo, tendono ad annoiarsi se gli viene proposto troppo a lungo la stessa situazione o lo stesso gioco. E vi sono maschi (specialmente
peli lunghi) più tranquilli ed equilibrati... i classici cagnoloni più docili, che prenderebbero coccole tutti i minuti e che si farebbero coccolare ad oltranza dinnanzi ad un caminetto acceso.

E’ ovvio che le eccezioni esistono in ogni Razza e tutto dipende da come si è educato/socializzato il cane nei primi 7/8 mesi di vita e dal feeling che si è riusciti ad instaurare con il proprio beniamino.

Le femmine normalmente sono più gestibili ed addestrabili (anche se, dalla mia esperienza, quelle a pelo corto sono più nevrili...più abbaione .. e non sono mai ferme un attimo). Per contro, sono più territoriali dei maschi e sono anche più "guardiane" della proprietà.

Anche se le cause genetiche dei disturbi comportamentali sono molto, molto rare …. è pur vero che ogni soggetto nasce con un proprio bagaglio di doti naturali come la “curiosità”, la “tempra” ( capacità di sopportare stimoli esterni sgradevoli e dolorosi) e il “temperamento” (la velocità di reazione del cane agli stimoli esterni positivi o negativi.).

Alla fine la morale è un po' questa: dimmi che cane hai e ti dirò come ti sei comportato con lui e a quale livello di imprinting e di socializzazione l'hai sottoposto!!

Come si rapporta con i bambini? e con gli altri cani?

Con i bambini sono veramente eccezionali e sono degli ottimi compagni di gioco. Lo sono stati anche con le mie figlie (che oggi sono maggiorenni) e si facevano fare davvero di tutto e di più.

Spesso nel rapporto cane-bambino (specialmente se il bambino è molto piccolo..) bisogna far maggiore attenzione al bambino, che spesso provoca, anche involontariamente.., dolore al cane con le sue manovre un pochino "ortodosse". Magari gli infila le dita negli occhi, gli tira la coda, gli tira le orecchie, oppure prende in braccio il cucciolo e poi lo scaraventa improvvisamente a terra, come se fosse un pupazzo..(abbiamo visto fare anche questo..).

Purtroppo il nostro beniamino fa fatica a dimenticare il dolore, specialmente se questo è stato troppo intenso. E l'associazione bambino=dolore non è il massimo per la corretta crescita e il corretto imprinting di un cucciolo.

Questo per dirvi che un bambino deve essere inizialmente istruito molto bene e che all'inizio bisogna fare un pochino di attenzione. Ovviamente mi sto riferendo ai bambini molto piccoli.

Con gli altri componenti del branco famigliare (cani o gatti che siano..) non vi sarà mai alcun problema, a patto che il cucciolo venga abituato sin dall'inizio alla loro presenza.

Con i cani adulti (anche dello stesso sesso..) si sottometterà e li imiterà..e la presenza di cani adulti sarà particolarmente "educativa" per il cucciolo.

Con i gatti si assisterà allo stesso processo di accettazione. Con altri gatti estranei al branco famigliare, potrebbe invece scattare il loro atavico odio-anti felino e il loro istinto predatorio, specialmente se il gatto tenterà la fuga.

Che cosa lo rende felice? Uscire? Fare agility? Andare a caccia? …

Andare a spasso, fare attività motoria., giocare e/o rendersi utile

Qual’è l’età media del Pastore Svizzero Bianco?

Vive mediamente intorno ai 12-13 anni anche se conosciamo esemplari che sono vissuti 16-17 anni.

Se lo dovessi tenere in casa quanto pelo perde?

In occasione della muta (che di norma avviene 2 volte all’anno durante i cambi di stagione) il PSB perde abbastanza pelo.

Per quanto riguarda il mantello, lo Standard 347 prevede 2 tipologie dello stesso, ovvero un pelo di una lunghezza MEDIA , in gergo chiamato anche CORTO (sempre però provvisto di folto "sotto pelo" e mai troppo corto/raso come un Jack Russel o come un Dobermann...) un po' più lungo sul collo e sulla coda dove forma il cosiddetto "pennello". Lo stesso STANDARD prevede anche un pelo di LUNGHEZZA maggiore (pelo LUNGO) , provvisto di meno "sotto pelo" e quindi meno resistente alle basse temperature, mai però troppo lungo o cadente (tipo il pelo del Pastore Bergamasco o del Terranova).

E’ un cane facile da addestrare?

Da una classifica recente apparsa su una rivista americana di Pet, il Pastore Bianco sembra essere una delle 5 Razze Canine più facilmente addestrabili al mondo.

Abbiamo recentemente recuperato dell’interessante materiale fotografico del Circus di Parigi del 1958, dove una dozzina di Pastori Bianchi opportunamente trainati, oltre ad eseguire tutta una serie di esercizi molto complicati, sapeva addirittura camminare sul filo sospeso e si esibivano insieme a tigri e leoni.

E’ un cane delicato?

Fortunatamente nel Pastore Bianco Svizzero non è ancora intervenuta una "selezione troppo esasperata" da parte dell'essere umano, selezione che purtroppo sta portando al declino e al decadimento tante altre Razze Canine, che nel tempo si sono trasformate in penose "caricature" di se stesse.

E per "selezione esasperata" intendo un programma di allevamento e di selezione che, purtroppo, privilegia soltanto la "bellezza convenzionale", ovvero i canoni dettati dai Giudizi delle Esposizioni Canine e/o dalla moda del momento...piuttosto che privilegiare la "bellezza funzionale", ovvero quelle caratteristiche morfologiche e caratteriali che fecero selezionare una Razza Canina nell'antichità in base a precisi criteri di "utilità" (nel ns. caso di ...quello di cane da pastore conduttore e custode del gregge).

Per cui possiamo affermare con orgoglio che il ns. beniamino ha mantenuto quelle auspicate "caratteristiche rustiche e funzionali"... rimanendo un cane forte, robusto, sano e longevo con una costruzione morfologica ed un carattere simile a quelle del Pastore Tedesco di 100 anni fa.

Ovvero a soggetti selezionati per scopi ben precisi (nel caso del Pastore Tedesco con funzioni di accerchiatore, conduttore e guardiano del gregge, con un aspetto non troppo pesante e neppure troppo massiccio per consentire al cane ed alle greggi di passare "indenni" a lato dei campi coltivati in Germania a segale, orzo, mais e luppolo, senza entrare nei campi seminati e quindi senza devastare le piantagioni..).

Nello stesso tempo il Pastore Tedesco doveva necessariamente essere dotato di un grande equilibrio caratteriale... poiché doveva considerare le pecore o le capre come dei suoi gregari (accerchiandole, tenendole unite e sapendo condurle unite al pascolo... senza avventarsi su di esse..) e l'essere umano come suo Leader (capo branco), fonte di affetto, di cibo, di riparo e quindi di sopravvivenza.

Queste doti caratteriali e questo innato "equilibrio comportamentale " risultavano molto più spiccate nei primi Pastori Tedeschi degli anni 1920-1930.. prima che l'essere umano intervenisse troppo pesantemente nella Selezione, accentuando ad esempio la consanguineità, le angolazioni posteriori.. e rovinando, pertanto, la Razza.

Nel Pastore Tedesco moderno è sufficiente che un soggetto venga eletto "AUSLESE" (Campione Internazionale) perché tutti i proprietari delle femmine, per una questione di prestigio e di soldi.., vanno da questo maschio per l'accoppiamento. E se questo Auslese risultasse troppo angolato nel treno posteriore (come spesso lo è..) o se fosse displasico (come spesso lo è...anche se per motivi economici questo difetto viene spesso sapientemente "mascherato" da Veterinari compiacenti tramite false radiografie e falsi risultati..), in questo caso si avrebbe la nascita e la produzione di intere generazioni di soggetti iper-tipici e troppo angolati nel treno posteriore, con forme che in natura non esistono nei trottatori (ma che sono tipiche soltanto dei "leporidi"...ovvero di conigli e lepri), oppure, ancora peggio, nascerebbero intere generazioni contaminate da problemi genetici di natura scheletrica (displasia).

Questa è stata la rovina del Pastore Tedesco dal dopo-guerra in poi.

Riassumendo in una frase.... il prestigio, la necessità di rincorrere canoni di bellezza convenzionale e di far soldi, sono venute prima della salute genetica e del mantenimento delle "caratteristiche funzionali" della Razza. E il PASTORE TEDESCO sino a qualche decennio fa era una SIGNORA RAZZA sotto tutti gli aspetti.

Noi siamo orgogliosi (fintanto che non si dispone di un database sufficientemente ampio e fintanto che non conosciamo bene il "genotipo") di evitare una consanguineità troppo accentuata e siamo altrettanto fieri che il Pastore Bianco abbia avuto per più di un secolo, un percorso di selezione nettamente separato dal cugino Nero-Focato, mantenendo angolazioni posteriori meno accentuate e vantando nel contempo molta più sostanza e molta più "salute genetica" rispetto al moderno Pastore Tedesco.

17 anni fa, l'AWSA (American White Shepherd Association) ha commissionato uno studio osservazionale sulle principali malattie genetiche nei Pastori Bianchi.

Sono stati arruolati più di 2000 Pastori Bianchi Americani e Canadesi e questa razza è risultata esente dal 60% delle malattie che colpiscono il moderno Pastore Tedesco. Pur essendo 2000 soggetti un numero ancora troppo basso per poter affermare con validità statistica una certa verità scientifica, sono comunque dati molto incoraggianti.

Le malattie (a trasmissione genetica) più frequenti sono soprattutto quelle di tipo “scheletriche” con una percentuale molto più bassa rispetto ad altre Razze da Pastore. Non sono stati riportati altri particolari problemi (ex cardiaci, metabolici, digestivi...) e neppure particolari problematiche che riguardano i soggetti albini (cecità, sordità , sterilità).

Anche perché non si tratta di soggetti albini, ma della "variante bianca non-albina" del Pastore Tedesco.

Ha problemi particolari come viaggiare o altro?

No. Nessun tipo di problema particolare. Di norma ama viaggiare se ha provato a farlo sin da cucciolo e se viaggiare richiama nel nostro beniamino esperienze vissute "positive".

Soffre di solitudine?

Loro sopportano poco la solitudine ed hanno un bisogno costante della presenza quotidiana dell'essere umano (fonte di cibo, di affetto e di quindi sopravvivenza...).

Praticamente vivono in funzione dell’essere umano e a volte possono risultare addirittura "eccessivi" nelle loro manifestazioni di affetto.

Non avendo, però, l’esatta percezione del tempo, non importa se siamo assenti 2 ore o 10 ore da casa.

Il cane si abituerà quasi subito ai nostri ritmi e alle nostre tempistiche. E quando ci rivede, ci fa sempre delle "gran feste"... come se non ci vedesse da chissà quanto tempo.

Loro non hanno l'esatta percezione del tempo e del suo trascorrere. L'importante è che possano contare sulla nostra presenza ad intervalli di tempo regolari.

Pur avendo un aspetto lupo-simile, questi soggetti si posizionano ad un livello molto alto della "scala neotenica" (come del resto tutti i cani da pastore "conduttori del gregge"..) e quindi sono soggetti sufficientemente reattivi agli stimoli, che sentono forte il richiamo, che seguono senza guinzaglio e che sono anche molto addestrabili poiché abituati a convivere con l'essere umano sin dai tempi più antichi.

E quindi hanno un innato senso di accettazione e di devozione dell’essere umano e riconoscono il proprio CAPOBRANCO senza particolari difficoltà e con lui cooperano senza problemi.

Qual’è l’ambiente ideale in cui calare un Pastore Svizzero Bianco?

La società oggi è cambiata e anche il ruolo del cane all'interno di essa è cambiato.

Oggi più che cane da guardia, da slitta o da pastore, il cane è diventato un membro della famiglia a tutti gli effetti.

E in questo nuovo ruolo non deve più essere troppo selvaggio, troppo aggressivo o dall’aspetto esteriore troppo intimidatorio, ma deve essere una presenza gestibile, rassicurante e perché no…anche sufficientemente seduttiva.

A chi lo sconsiglia?

Alle persone pigre, indolenti, svogliate ed inette.

Se lo dovesse descrivere a qualcuno che non lo conosce cosa direbbe?

Noi abbiamo la fortuna di allevare una Razza Canina che oltre all'aspetto esteriore candido ed immacolato, è anche molto equilibrata, poiché è stata selezionata nel passato per scopi ben specifici. E quindi non dobbiamo assolutamente "snaturarla" o intervenire troppo drasticamente nella selezione.

Il nostro è un cane da pastore forte, robusto, rustico e mansueto che assomiglia al Pastore Tedesco di 100 anni fa.

Quello che ci danno questi cani in termini di affetto e di fedeltà è qualcosa di sublime che va oltre il ns. immaginario. Ci amano da subito e ci restano fedeli per sempre qualsiasi sia la ns. condizione attuale e futura e per noi sarebbero disposti a sacrificare anche la loro vita.

Si parla sempre del cane, ma è anche vero che spesso il padrone fa la differenza. Pertanto le chiedo: chi è il padrone ideale del Pastore Svizzero Bianco?

E’ colui che considera il cane un membro del suo nucleo famigliare a tutti gli effetti e che dedica al cane tutte le sue attenzioni e che è disposto a sacrificare parte della sua vita e del suo tempo a servizio del cane e delle sue esigenze.

Il Giudice Mauro De Cillis, Allevatore di Pastori Tedeschi, che ho avuto l’onore di incontrare in più di un’occasione, ha sempre avuto un debole per il PASTORE BIANCO. Nella prefazione di una monografia sul Pastore Bianco Svizzero apparsa a Febbraio 2005 sulla rivista mensile “Workdogs” scriveva:

- "Vieni, voglio mostrarti una cosa…" Giuseppe Zuliani aveva un’aria da cospiratore. Lo seguii lungo il corridoio dell’allevamento fino all’ultimo box. Aprì la porta e ne uscì un bel cucciolone sui cinque mesi completamente bianco. Rimasi senza fiato per lo stupore.

- "E’ bellissimo…" commentai quando mi fui ripreso – "…non pensavo che potessero esistere pastori tedeschi bianchi!"

- “Anch’io, prima d’ora. Ma nessuno deve sapere della sua esistenza, ne andrebbe di mezzo il buon nome dell’allevamento e quello del mio stallone…"
Lo stallone era il celebre Lido Von der Wienerau, un riproduttore di fama internazionale che Giuseppe aveva importato di recente.

- "Non ci vedo niente di male…"

- "Il bianco non è ammesso dallo standard. Se si spargesse la voce che Lido da cani bianchi, diventeremmo la favola del villaggio... Volevo sopprimerlo appena nato, ma mio figlio me lo ha impedito. Abbiamo discusso a lungo e alla fine ho ceduto, a patto di tenerlo nascosto e di non parlarne con nessuno…"

- "E allora perché me lo hai fatto vedere ?"

- "Perché sei uno dei pochi di cui mi fido."
ll cucciolo bianco mi aveva affascinato e non riuscivo a togliermelo dalla mente. Ogni volta che andavo a trovare Zuliani insistevo per comprarlo. Per un po’ fu irremovibile e mi ci volle un anno per convincerlo.

Nel frattempo Joint (che, nel gergo di allora, significava "spinello") era diventato uno splendido esemplare, anche se un po’ timido, perché cresciuto senza alcun contatto col mondo esterno. Alla fine mi si affezionò, ma rimase sempre diffidente nei confronti degli estranei. Possedeva una vitalità eccezionale ed era un piacere vederlo trottare agile, leggero ed elastico da far invidia a un lupo.

Erano i primi anni 70 ed io muovevo i primi passi nella cinofilia. Acquistai altri cani da Zuliani, tutti più o meno discendenti dal famoso Lido. Da un suo figlio e una nipote del Sieger Eiko Oranien Nassau nacque una strana cucciolata: un soggetto a pelo riccio, due normali e una femmina bianca. Un vero campionario di caratteri recessivi.



Mancavano solo il blu e il fegato, che ottenni più tardi, rispettivamente da Argus von Klaemmle e da Marco von Cellerand (riproduttori che a quei tempi andavano per la maggiore).

Quando la cucciola bianca diventò adulta, non resistetti alla tentazione di accoppiarla con Joint. Nacquero otto cuccioli, tutti bianchi ma con occhi e tartufo neri. Questo mi confermò che il bianco era un carattere recessivo, ovvero che si poteva manifestare solo in forma omozigote.

Nessuno di essi mostrò segni di debolezza nel fisico e nel carattere, al contrario crebbero sani, robusti e ben costruiti.

Naturalmente, visto che erano fuorilegge, non richiesi il pedigree ma andarono ugualmente a ruba. Uno di loro, il più bello e il più robusto, compì un’impresa memorabile, degna di Rex. Rinchiuso nel seminterrato, infranse una pesante porta a vetri e mise in fuga due ladri che si erano introdotti nottetempo nella villa del suo padrone!

Feci qualche altra cucciolata, ma purtroppo la "parentesi bianca" aveva i giorni contati. Il tam tam degli allevatori sparse la voce e, come previsto da Zuliani, un coro di proteste si levò da ogni parte. Allevare pastori tedeschi bianchi, a quei tempi, era considerato un vero e proprio crimine degno di squalifica. Aggredito dal biasimo e dalle critiche fui costretto ad interrompere l’esperimento.

Tenni con me solo Joint, a cui ero affezionato. Campò fino a 16 anni, in barba alla diffusa credenza che il bianco sia sintomo di degenerazione e di debolezza.

Lo ricordo con affetto e un po’ di commozione mentre mi accompagna nel bosco, apparendo e scomparendo tra gli alberi come un candido, allegro fantasma. La stessa commozione con la quale, trent’anni dopo, mi appresto a scrivere questa monografia..

In quest’ultima frase, Mauro De Cillis rappresenta esattamente le sensazioni e i veri nobili sentimenti che animano ancora oggi la maggioranza di noi, possessori ed appassionati di questo splendido cane. Se leggendo quest’ultima frase captate anche Voi un seppur minimo subbuglio emozionale, significa che siete sulla strada giusta.

Tutto deve partire da queste sensazioni e da questi sentimenti perché sono queste le vere motivazioni interiori di un autentico appassionato del Pastore Bianco. Spinta emotiva che diventa ancor più necessaria se si intende proseguire nello studio e nella conoscenza di questi soggetti, se si vogliono approfondire gli aspetti storici e filo-logici di questo cane e se si ambisce a dedicarsi all'Allevamento e alla Selezione di questa splendida Razza Canina.

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Recensioni

  1. domenico 02/07/2018

    bellissima descrizione,dalle parole scritte si percepisce l’amore per la razza bravissimo l’allevatore

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