Cani famosi: Fido

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Cani famosi: Fido

Fido! Per autonomasia il nome italiano più classico per un cane. Che spesso viene percepito come scontato, semplice, senza carattere. Una sorta di “la prima cosa che mi viene in mente” senza pensare che lo stesso nome – Fido – indica al contrario fiducia, affidabilità.

Eppure è esistito un Fido che di carattere ne ha avuto parecchio, così come una fedeltà incrollabile verso il proprio padrone. Forse, dopo aver letto questa storia, quando pronuncerete il nome “generico” di Fido per una frazione di secondo vi ricorderete di questo Fido. Quello storico.

Il Fido italiano era un incrocio con un pointer, e la sua storia è simile a quella del giapponese Hachiko, solo che si svolge nel 1941 in Toscana. E’ qui che Luca Soriani, operaio delle Fornaci Brunori, trova il piccolo cane abbandonato i un fosso, ferito, e decide su due piedi di adottarlo e dargli il nome di Fido.

Ogni giorno Soriani, che vive a Luco del Mugello, si reca in autobus in fabbrica nel vicino Borgo San Lorenzo. E ogni giorno, puntuale come un orologio, una volta che si è completamente ripreso Fido lo accompagna alla fermata dell’autobus e ne attende il ritorno. Una routine che si stabilisce e consolida fino al 30 Dicembre del 1943, quando la fabbrica viene bombardata e Soriani muore tra le macerie.

Fido non si rassegna, e continua imperterrito a presentarsi alla fermata dell’autobus in attesa del suo padrone, per ben 14 anni! Proprio negli ultimi anni di vita la fedeltà di Fido viene ripresa ed amplificata da alcuni giornali, che ne esaltarono il valore. Tutte manifestazioni che a Fido non interessano. Lui continua ad attendere il proprio padrone fino al 9 Giugno del 1958, quando stanco ed ormai avanti con gli anni, muore.

E’ proprio nella morte che finalmente può ricongiungersi a colui che gli aveva dimostrato affetto; viene infatti seppellito nel cimitero di Luco, vicino al proprio padrone.

Quella di Fido è una storia tutta italiana, che non ha avuto la stessa eco del corrispettivo giapponese. Alla sua morte gli viene dedicata una pagina a quattro colonne sul quotidiano “La Nazione” e la sua fedeltà gli viene conferita una medaglia d’oro civile, ed eretto un monumento di bronzo per ricordarlo.

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