Nuova Zelanda: cani anti cimici in aeroporto

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Nuova Zelanda: cani anti cimici in aeroporto

Vi sarà capitato di fare zapping ed incappare in uno di quei programmi di “Airport Security”, dove mostrano scene inimmaginabili di persone che stipano le valigie di cibi, erbe e qualunque altra cosa venga loro in mente (in alcuni casi anche animali).

Ebbene, spesso capita che all’interno di questi pacchi vi siano anche degli ospiti non graditi che arrecano danni importanti all’economia del paese di arrivo. E’ il caso della cimice asiatica, che viene vista come un vere e proprio nemico dalla Nuova Zelanda.

L’Italia capovolta (se guardate la mappa della Nuova Zelanda vi renderete conto del perchè) basa quasi interamente la sua economia sui prodotti agricoli, e l’arrivo di una cimice che rende la frutta immangiabile metterebbe a rischio l’economia del Paese. Un’esagerazione? Se pensate che secondo la Coldiretti in Italia ed Europa le cimici della frutta hanno causato danni per 250milioni di euro forse vi ricrederete.

Il problema di questo insetto (la cui puntura rende la frutta immangiabile) è che depone almeno due volte l’anno tra le 300 e le 400 uova, e quindi in pochissimo tempo si potrebbe tramutare in un vero e proprio flagello per l’economia.

Per prevenire questo problema, oltre alle vespe samurai (mangiatrici di uova) e le esche, il Governo ha deciso di ricorrere all’aiuto dei cani, il cui scopo è quello di individuare le cimici all’interno dei bagagli o delle navi in arrivo.

I cani addestrati a questa ricerca sono dei Golden Retriever, il cui compito è quello di riuscire a individuare in prima battuta le larve, al fine di eliminare le possibili minacce. Se vi state chiedendo come si possa addestrare un cane a “cacciare” delle larve di un animale che non è presente nel vostro paese (e che non volete che ci entri) non siete i soli. Lo stesso dilemma se lo sono posto in Nuova Zelanda. Poi, con il supporto del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, hanno scoperto che l’odore delle larve morte era molto simile a quello delle vive. Hanno quindi potuto importare le sole larve morte –  senza rischi per l’agricoltura – ed addestrare i cani.

Insomma: un ennesimo caso che dimostra come la cooperazione tra uomo e cane sia un binomio vincente!

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